Ondate di calore e crisi climatica: un dato certo

Ondate di calore e crisi climatica: un dato certo

Le ondate di calore sono un fenomeno in forte aumento in Europa e in Italia, con effetti sempre più evidenti sulla salute, sulla mortalità, sull’economia e sulla qualità della vita nelle città. I dati scientifici confermano l’urgenza di intervenire per adattare edifici e territori a un clima che sta cambiando rapidamente.

Il 2026 si sta collocando tra gli anni più caldi mai registrati, dopo un triennio eccezionale: il 2024 è stato l’anno più caldo della serie storica e il 2025 è risultato tra i tre anni più caldi mai registrati.

Le ondate di calore sono una delle conseguenze più evidenti della crisi climatica in atto. L’attuale sistema energetico continua a produrre enormi quantità di emissioni climalteranti derivanti dall’uso dei combustibili fossili.

Il pianeta non riesce più ad assorbire questo squilibrio senza conseguenze: l’aumento delle temperature, i bruschi cambiamenti climatici con eventi meteorologici estremi, la mancanza di mezze stagioni con estati calde ed inverni rigidi, incidono sulla fragilità del territorio e in particolar modo degli ambienti urbani.

Le conseguenze sono rilevanti non solo dal punto di vista ambientale, ma anche sociale, sanitario ed economico. Il caldo estremo è una condizione con cui città, edifici e comunità dovranno confrontarsi con sempre maggiore frequenza.

I PRINCIPALI DATI SCENTIFICI A LIVELLO EUROPEO E NAZIONALE

TemaDato utileFonte
Anni più caldi2015-2025 sono gli 11 anni più caldi mai registratiWMO
Giugno 2026Secondo giugno più caldo a livello globale; record per Europa occidentaleCopernicus
Italia2024 anno più caldo della serie storica nazionaleISPRA
Ondate di calore in Italia+29,3 giorni di onde di calore nel 2024 rispetto al 1991-2020ISPRA
Morti da caldo in EuropaOltre 200.000 morti negli ultimi 4 anni in UE e Paesi associatiOMS Europa
3,5 °C in più in Europa nel giugno 2026Le emissioni di combustibili fossili hanno rapidamente aggravato le ondate di caloreWWA
487 Miliardi di euroLe perdite finanziare in Europa negli ultimi 40 anni causate dai fenomeni meteorologici – Il costo maggiore è stato sostenuto da Germania, Italia e FranciaConsiglio Europeo

Tutte le fonti presenti in tabella sono riportate a fine articolo con link di collegamento alla pagina ufficiale

ONDATE DI CALORE: IL COSTO DELL’INAZIONE

Nonostante gli appelli della comunità scientifica, permane ancora una grave assenza di azioni strutturate da parte del legislatore. Si continua a rimandare la definizione di un programma organico per affrontare un’emergenza globale, mentre la crisi climatica accelera e produce effetti sempre più concreti.

L’Italia paga un prezzo particolarmente alto per almeno due ragioni.

La prima è demografica: il Paese è il più anziano d’Europa. Gli over 65 rappresentano il 25,1% della popolazione, mentre la popolazione fino a 14 anni è pari all’11,6% del totale, fonte ISTAT. Questo rende il sistema sociale e sanitario più esposto agli effetti del caldo estremo, che colpisce con maggiore intensità le persone fragili, anziane e con patologie pregresse.

La seconda è energetica: la dipendenza energetica lorda dell’Italia dall’estero è pari al 75,2% nel 2025, fonte MASE. Questo significa che il Paese continua a essere fortemente esposto alla volatilità dei costi energetici e alle conseguenze di un sistema ancora troppo legato alle fonti fossili.

Il tema è vasto e coinvolge numerosi settori, dall’agricoltura alla sanità, dalla pianificazione urbana alla gestione delle infrastrutture. In questo articolo non entriamo nel merito dei danni che le ondate di calore producono su ambiti che esulano dalla nostra competenza diretta. Tuttavia, Rete Irene può offrire un contributo concreto nel settore dell’edilizia residenziale, attraverso il proprio network di imprese, professionisti e produttori industriali.

Il patrimonio edilizio esistente è una delle principali aree su cui intervenire. In Europa, il settore residenziale contribuisce in modo significativo al rilascio di inquinanti nocivi perchè ancora legato alle fonti fossili, fonte Joint Research Centre dell’Unione Europea:

  • 73% del particolato (PM2.5)
  • 33% degli ossidi di azoto (NOx)
  • 2% dell’ammoniaca (NH3)
  • 18% dei composti organici volatili non metanici (NMVOC)
  • 61% del monossido di carbonio (CO)
  • 49% dell’anidride solforosa (SO2)

Si tratta di sostanze che rappresentano seri rischi per la salute umana e che rendono ancora più evidente la necessità di intervenire sui consumi degli edifici.

A questo si aggiunge un ulteriore paradosso: mentre il caldo aumenta e le abitazioni diventano sempre più difficili da raffrescare, crescono anche i costi energetici sostenuti dalle famiglie. Secondo una stima di Nomisma Energia per il Sole 24 Ore, sono previsti rincari in bolletta del 23% per le famiglie e del 54% per le imprese italiane.

È una situazione contraria al buon senso. Il permanere dell’inerzia produce danni sempre più ingenti: ambientali, sanitari, sociali ed economici.

La risposta non può essere episodica. Serve una vera transizione energetica, fondata su una pianificazione capace di ridurre in modo significativo i consumi degli edifici esistenti e su strumenti finanziari adeguati a sostenere questa trasformazione.

Isolare l’involucro opaco edilizio, migliorare le prestazioni delle chiusure trasparenti ed in generale quelle energetiche degli edifici; sostituire gli impianti energivori con sistemi efficienti alimentati da fonti rinnovabili sono interventi da promuovere e avviare con urgenza.

Non saranno i tagli temporanei delle accise o i bonus occasionali a costruire una risposta stabile alla crisi climatica. Serve una strategia di lungo periodo, capace di ridurre la dipendenza energetica, migliorare la qualità dell’abitare e contribuire alla sostenibilità ambientale delle comunità.

Rete Irene ha realizzato uno spazio dedicato a contenuti tecnici, risorse operative e confronto professionale per il rinnovamento degli edifici esistenti.

Bibliografia e fonti della tabella