Scioglimento dei ghiacciai: cosa sta succedendo sulle Alpi (e nel mondo)

Il drammatico scioglimento dei ghiacciai sulle Alpi dimostra l’impatto reale della crisi climatica. Scopri dati, cause e conseguenze del ritiro dei ghiacci.

Il 28 maggio 2025, nel cuore delle Alpi svizzere, la montagna ha parlato. Un’intera parete del ghiacciaio del Birch si è staccata di colpo, riversando oltre 9 milioni di tonnellate di detriti sul piccolo centro abitato di Blatten, nel Canton Vallese. Le immagini hanno fatto il giro del mondo: una nube densa, una valanga di pietre, alberi e ghiaccio che travolge tutto, copre i tetti, ostruisce il fiume Lonza e cancella in pochi istanti il profilo del paese.

Blatten era stato evacuato pochi giorni prima, grazie ai segnali captati dal monitoraggio geologico e glaciologico. Il cedimento della cresta del Kleinen Nesthorn (3.342 m) aveva già fatto temere il peggio. Ed è successo.

Quello che colpisce non è solo la forza distruttiva del crollo, ma la sua prevedibilità. Perché lo scioglimento accelerato dei ghiacciai non è un evento eccezionale. È la nuova normalità.

Il cambiamento climatico in azione

Quasi in una tragica sincronia, proprio quel 28 maggio, l’Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM) ha pubblicato l’aggiornamento annuale-decennale sulle tendenze climatiche globali: secondo le proiezioni, tra il 2025 e il 2029 abbiamo oltre il 66% di probabilità di superare, anche se temporaneamente, la soglia critica di +1,5 °C rispetto ai livelli preindustriali.

Una soglia che non è solo simbolica: rappresenta un punto di non ritorno oltre il quale eventi estremi, dissesti territoriali, migrazioni climatiche e danni ecologici potrebbero intensificarsi e moltiplicarsi.

Il rapporto ESOTEC 2024 di OMM e Copernicus ha messo nero su bianco ciò che la scienza osserva da tempo: l’Europa è il continente che si sta riscaldando più rapidamente al mondo. E i ghiacciai alpini, che da secoli regolano l’equilibrio idrico e ambientale delle valli, sono tra le prime vittime.

I numeri del cambiamento: scioglimento dei ghiacci

Secondo le elaborazioni dell’IPCC e dei centri europei di monitoraggio climatico, tre indicatori parlano con chiarezza:

  • Perdita globale di ghiaccio: +700 gigatonnellate dal 1990 a oggi
  • Temperatura globale media: da +0,3 °C (1990) a oltre +1,25 °C (2023)
  • Innalzamento del livello del mare: da 15 mm (1990) a oltre 100 mm

Visualizza la tabella completa dei dati → [vedi tabella: Dati sullo Scioglimento dei Ghiacciai]

Le conseguenze: quando il ghiaccio scompare, tutto cambia

I ghiacciai non sono solo ghiaccio. Sono archivi climatici, serbatoi idrici e barriere geologiche. La loro scomparsa mette in crisi interi sistemi naturali ed economici:

1. Innalzamento del livello del mare

Il progressivo scioglimento dei ghiacci polari contribuisce all’espansione degli oceani, mettendo a rischio città costiere, delta fluviali e isole abitate.

Fonte: livello del Mare di Copernicus

2. Frane e dissesti montani

Come dimostra Blatten, il ritiro dei ghiacciai destabilizza i versanti alpini, aumenta il rischio di crolli, valanghe di detriti e cambiamenti topografici improvvisi.

3. Collasso degli ecosistemi glaciali

Specie vegetali e animali che vivono solo in ambienti freddi e glaciali si trovano senza habitat. La scomparsa dei ghiacciai è anche la scomparsa di intere nicchie ecologiche.

Fonte: Estensione del ghiaccio marino antartico di Copernicus

4. Rischi per l’approvvigionamento idrico

I ghiacciai alimentano fiumi e laghi soprattutto in estate. La loro fusione anticipata provoca stress idrico, riduzione dell’energia idroelettrica e crisi in agricoltura.


Cosa dicono gli scienziati sullo scioglimento dei ghiacciai

Il fenomeno dello scioglimento dei ghiacciai è da anni sotto la lente dei ricercatori, ma negli ultimi tempi la loro voce è diventata un vero grido d’allarme. I glaciologi Giovanni Baccolo e Riccardo Scotti, tra i principali studiosi delle dinamiche alpine, hanno analizzato il recente collasso del ghiacciaio del Birch in un contributo per il magazine Altra Montagna, chiarendo che non si è trattato di un caso isolato.

Quello che è successo sul Birch è figlio diretto della perdita di coesione strutturale del ghiaccio, accelerata dalla fusione superficiale e interna dovuta all’aumento delle temperature. Questi fenomeni possono agire silenziosamente per settimane, mesi, persino anni, finché una soglia critica viene superata. E a quel punto il versante cede.

Secondo Baccolo e Scotti, la frequenza di eventi estremi legati allo scioglimento glaciale è in crescita, e non solo sulle Alpi. Ciò che preoccupa maggiormente è l’apparente riduzione delle finestre temporali tra un evento e l’altro: frane, valanghe detritiche, crolli strutturali di porzioni glaciali si susseguono con intervalli sempre più brevi, rendendo difficilissima la pianificazione del rischio.

Un tempo considerati “rari e imprevedibili”, questi fenomeni cominciano a mostrare una regolarità inquietante. E proprio questo aspetto li rende ancora più pericolosi: la loro prevedibilità non è più solo un problema di tecnologia, ma di volontà politica e di consapevolezza collettiva.

Come spiega Giovanni Baccolo in più interventi pubblici, il ghiaccio racconta il clima: studiare la sua composizione, la sua densità, la sua evoluzione nel tempo significa leggere l’impatto delle attività umane sul pianeta. Ogni ghiacciaio che si ritira o collassa è una testimonianza fisica, concreta e visibile del riscaldamento globale.

Prevenire è l’unica cura possibile

“Qualche anno fa si parlava di intervenire per aiutare le generazioni future. Ora dobbiamo sostenere fortemente azioni immediate per preservare le attuali generazioni. È un obbligo morale tutelare il delicato equilibrio ecosistemico esistente, sottoposto a uno stress sempre più incalzante. Non siamo certi di avere una cura per il dopo: dobbiamo agire sulla prevenzione. Al momento stiamo andando contro natura, ignorando l’appello della comunità scientifica che incita i decisori politici a una programmazione di azioni intensiva e veloce.” — Mario Tramontin, Vicepresidente Rete IRENE

Serve una vera inversione di rotta. Non bastano più promesse generiche o obiettivi spostati nel tempo. Occorre agire ora con:

  • Riduzione immediata delle emissioni di gas serra
  • Transizione verso fonti rinnovabili
  • Tutela attiva delle aree montane e glaciali
  • Educazione climatica a tutti i livelli sociali

Ascoltare la montagna

Lo scioglimento dei ghiacciai è una verità sotto i nostri occhi. Ogni crepa nel ghiaccio, ogni collasso di un versante alpino è una voce che ci parla della crisi climatica in corso.

E questa volta, non ci saranno barriere naturali a proteggerci. Solo azioni consapevoli possono farlo.


FONTI

Community estimate of global glacier mass changes from 2000 to 2023

Earth System Science Data – Annual mass change of the world’s glaciers from 1976 to 2024 by temporal downscaling of satellite data with in situ observations

Nasa – Cambiamento climatico – Sea Level