Riduzione domanda energetica edifici: il principio fondamentale della riqualificazione

Riduzione domanda energetica negli edifici

Bioedilizia e riduzione domanda energetica negli edifici, una sinergia per un cambio di paradigma verso la sostenibilità dei condomini. L’approfondimento dell’Arch. Beatrice Spirandelli, specializzata sui temi dell’architettura circolare e naturale.

Nell’ambito dell’aggiornamento della nuova direttiva Direttiva EPBD l’Unione Europea ha modificato l’approccio alla riqualificazione energetica degli edifici, spostando l’attenzione dalla semplice riduzione del consumo energetico alla diminuzione delle emissioni di CO2 lungo l’intero ciclo di vita dell’edificio.

La nuova Direttiva non si limita a promuovere l’efficientamento energetico, ma introduce un salto di qualità nella scelta e nell’impiego dei materiali e dei metodi costruttivi, incentivando l’uso di soluzioni naturali e derivanti da un ciclo produttivo circolare.

L’obiettivo è chiaro: ridurre drasticamente l’impatto ambientale del settore edilizio, responsabile di una quota significativa delle emissioni climalteranti.

La Direttiva “Case Green” chiede agli Stati membri di ridurre il consumo medio nazionale di energia primaria negli edifici residenziali del 16% entro il 2030. Una riduzione della domanda energetica che concorre agli obiettivi di abbattere le emissioni nocive complessive di uno Stato Membro del 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990.

Tra le azioni previste dalla direttiva c’è la drastica riduzione dell’impiego dei combustibili fossili attraverso misure quali l’annullamento degli incentivi per l’acquisto e l’installazione di caldaie alimentate da queste fonti non rinnovabili dal 2025 e il divieto di produzione e di vendita di nuove caldaie a gas dal 2040.

Ma queste azioni non contribuiscono direttamente alla riduzione della domanda di energia. Ma l’energia più preziosa è quella che non viene consumata. Se un edificio ha un fabbisogno energetico elevato, sostituire il gas con una pompa di calore o con energia rinnovabile non risolve il problema alla radice, perché continuerà a consumare troppo e a generare emissioni indirette.

Il vero obiettivo di ogni progetto di riqualificazione del patrimonio edilizio in questo senso significa minimizzare la domanda di energia necessaria, con strategie passive, per cui è necessario dare priorità ad alcune tipologie di intervento come: isolamento efficiente delle superfici disperdenti, eliminazione dei ponti termici, accumulo termico, ventilazione naturale e schermature solari. La riduzione delle emissioni può non limitarsi alla sola gestione e riduzione dei fabbisogni dell’edificio, bensì coinvolgere anche la scelta dei materiali isolanti da utilizzare.

Anche per questo motivo la nuova direttiva, che deve essere  attuata per mezzo di  decreto legislativo almeno 4 mesi prima del termine di recepimento del  29 maggio 2026, non rivolge più l’attenzione soltanto all’energia primaria necessaria per gestire il comfort degli ambienti di un edificio, ma introduce in maniera considerevole la valutazione  della riduzione dell’ impatto ambientale complessivo dell’edificio, che deve tenere conto anche delle emissioni generate durante l’intero ciclo di produzione e di vita dei materiali impiegati.

Secondo studi recenti solo il 50% delle emissioni degli edifici deriva dalla gestione operativa, mentre il restante 50% è legato alla produzione, al trasporto, alla manutenzione e alla demolizione dei prodotti edilizi ed impiantistici.

Per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione imposti dalla direttiva e produrre una riduzione di domanda energetica negli edifici si può adottare un cambio di paradigma nella scelta dei materiali da costruzione. Esistono materiali naturali come legno, sughero, paglia, calce canapa e fibra di cellulosa la cui produzione comporta un contenuto limitato di energia grigia (quantità totale di energia necessaria per estrarre, produrre, trasportare, installare, mantenere e smaltire quel prodotto durante il suo intero ciclo di vita), soprattutto perché sono realizzati con scarti di produzione  e sono in grado di assorbire CO2 all’inizio del loro ciclo di vita, ovvero durante la crescita dei sottoprodotti vegetali da cui derivano. Inoltre, la loro elevata inerzia termica e la loro capacità di regolazione igrometrica migliorano sensibilmente il comfort abitativo, riducendo la necessità di climatizzazione attiva.

Immagini per gentile concessione Arch. Beatrice Spirandelli

Un aspetto fondamentale dell’impiego di questo genere di materiali isolanti è che la capacità di garantire prestazioni ottimali in termini di isolamento termico non si limita alla stagione invernale ma continua anche nei mesi estivi, velocizzando così l’ammortamento dell’investimento iniziale.

Dal punto di vista della fisica tecnica, l’uso dei materiali naturali ad elevata densità consente di migliorare notevolmente lo smorzamento dell’onda termica, il che rende gli ambienti interni più indipendenti dalla temperatura esterna dell’edificio, ed anche il suo sfasamento, ovvero il ritardo temporale con cui il picco di temperatura esterna si trasferisce all’interno, entrambi fondamentali nella definizione del fabbisogno di energia per il raffrescamento. 

Sul mercato esistono tecniche collaudate per applicare questi prodotti con tecnologie a secco, che consentono interventi più rapidi e meno invasivi e rappresentano nel contempo soluzioni reversibili e adattabili nel tempo, oltre che facilmente riparabili.

Si tratta di un  approccio indicato anche per il retrofit energetico degli edifici del nostro paese costruiti dagli anni Sessanta in avanti, caratterizzati da strutture leggere e ponti termici marcati, tipici della maggior parte del patrimonio edilizio italiano che necessita di una riqualificazione, tenendo anche conto che siamo in una fase evidente di riscaldamento climatico dove l’attenzione va spostata con una certa urgenza verso i consumi estivi e che queste strategie consentono di migliorare sensibilmente il comfort abitativo per gli abitanti durante tutto l’arco dell’anno.

La nuova direttiva europea incentiva, tra le altre possibilità, l’adozione di soluzioni di bioedilizia che migliorano il microclima urbano, come le pareti verdi e i tetti giardino, da combinare con le soluzioni di coibentazione descritte in precedenza.

Le prime contribuiscono alla riduzione della domanda di energia per la climatizzazione durante tutto l’anno migliorando l’isolamento invernale e schermando l’edificio dal sole, limitando di conseguenza anche il surriscaldamento estivo anche  grazie all’evapotraspirazione, che abbassa la temperatura dell’aria circostante e mitiga l’effetto isola di calore, e contribuendo alla cattura del particolato atmosferico.

Effetti analoghi si possono ottenere prevedendo coperture a verde, con le quali è possibile introdurre una massa termica aggiuntiva all’ultimo solaio degli edifici in modo da rallentare il flusso di calore tra l’esterno e l’interno dell’edificio e ridurre le escursioni di temperatura all’interno dei locali sottostanti , oltre che invertire il flusso del calore che tende così ad uscire dall’edificio nelle ore più fresche.

Nel frattempo si ottimizza l’isolamento termico invernale e si fornisce l’edificio di un substrato in grado di trattenere e mitigare l’azione dell’acqua piovana, oltre che di un’area in grado di conservare la biodiversità e di migliorare la qualità della vita urbana in quanto potenziali nuovi spazi verdi fruibili dai residenti.

Conclusione

La nuova visione della riqualificazione energetica va oltre il semplice efficientamento: ridurre le emissioni di CO2 degli edifici significa calibrare la scelta dei materiali, i processi costruttivi e le strategie di mitigazione climatica.

L’adozione delle soluzioni fino ad ora descritte, ma non solo, sono delle opportunità per ridurre i costi di gestione degli edifici, migliorare il comfort abitativo e contribuire attivamente alla lotta contro il cambiamento climatico. Investire nell’utilizzo e nella promozione di materiali naturali e/o soluzioni integrate per la sostenibilità urbana significa costruire un futuro più resiliente e a impatto zero.

Anche se l’impatto economico iniziale può risultare maggiore, nell’intero periodo di vita del manufatto si verifica un rientro economico degli interventi attraverso la riduzione di domanda di energia necessaria alla gestione dell’edificio, con un contestuale miglioramento dellala qualità della vita degli abitanti.

Si ringrazia l’Arch. Beatrice Spirandelli per il contenuto realizzato sulla sinergia tra Bioedilizia e riduzione domanda energetica negli edifici.