IL BONUS 110 È MORTO? FACCIAMO CHIAREZZA

BONUS 110 FACCIAMO CHIAREZZA

Il Bonus 110 è diventata una sorta di serie televisiva, dove ogni puntata si chiude con un colpo di scena. Sembrerebbe frutto di una regia molto creativa ma in realtà parliamo di una situazione drammaticamente reale che continua a tenere bloccato il settore dell’edilizia.

Virginio Trivella commenta per Rete IRENE le ultime notizie di queste settimane

In queste settimane assistiamo a un continuo susseguirsi di notizie inattendibili che coprono tutta la gamma dall’imprecisione alla falsità. Un misto di disinformazione, ad opera di chi ha interesse a demonizzare l’incentivazione dei lavori edilizi, e di trasandatezza di chi si presta alla sua diffusione con copia-incolla acritici. Per non parlare dei titoli clamorosi che non hanno nulla a che fare con il contenuto dell’articolo.

10 giugno 2022: Superbonus 110%, finiti i fondi disponibili: 33,7 miliardi prenotati su 33,3 stanziati

Stupisce davvero che una testata autorevole come il Corriere della Sera possa aver deciso di pubblicare un titolo così fuorviante. Nel testo si legge che “La convinzione che con i bonus si stia esagerando è arrivata fin dentro il governo. Soprattutto dopo i dati Enea sul Superbonus a maggio: alla fine del mese scorso sono state prenotati lavori ammessi all’agevolazione per 33,7 miliardi contro i 33,3 miliardi stanziati”. Immediatamente la notizia è dilagata sul web, attribuendo la paternità dell’allarme (“I fondi sono finiti!”) all’ENEA, che non mi risulta che nella faccenda abbia avuto alcun ruolo, e soprattutto trascurando il semplice fatto che non esiste alcun limite di stanziamento perché non esistono fondi: il Bonus 110 non funziona “a rimborso”, ma con il sistema delle detrazioni fiscali.

I 33,3 miliardi (sempre che si tratti del numero esatto) non sono “fondi stanziati”, ma rappresentano l’entità della copertura finanziaria disposta dal Decreto Rilancio che ha istituito il Bonus 110 e dalle varie leggi successive che lo hanno ampliato e prorogato, sulla base delle previsioni di utilizzo degli incentivi. Il che comporta effetti completamente diversi: non esiste alcun “contatore” (come nel caso del “Conto Termico” che forse qualcuno ricorda) che a un certo punto blocca l’accesso all’incentivo.

Fintanto che la legge è vigente, chiunque sostenga le spese e abbia i requisiti richiesti può beneficiare dei bonus, a prescindere dalla correttezza delle previsioni che hanno dimensionato la loro copertura finanziaria. Diverso è, ovviamente, che si riesca a fruire degli incentivi tramite la cessione o lo “sconto in fattura”. Ma questo è un altro discorso che non c’entra nulla con la copertura finanziaria.

Quando la copertura finanziaria viene superata non succede proprio niente, perché con il sistema delle detrazioni fiscali le minori imposte finiscono nel conto della fiscalità generale, così come le maggiori imposte e contributi generati dall’attività economica stimolata proprio dagli incentivi. Degli effetti di tutto questo il MEF tiene conto periodicamente nelle Note di Aggiornamento del Documento di Economia e Finanza (DEF), che sono alla base delle successive decisioni politiche che conducono alle varie “manovre” correttive.

Un esempio abbastanza eclatante di ciò che succede o non succede al superamento della copertura finanziaria (descritto qui) riguarda la proroga 2021 del Bonus Facciate, per cui la legge di Bilancio aveva stabilito una previsione di detrazioni pari a 2,4 miliardi di euro e che invece è stato utilizzato in misura clamorosamente superiore, per essere poi ulteriormente prorogato e rifinanziato, ridotto dal 90% al 60% per disincentivarne l’utilizzo.

Evidentemente, l’obiettivo del Corriere della Sera non era quello di dare un’informazione corretta, ma di generare allarme per contribuire a bloccare l’uso degli incentivi.

28 giugno 2022: È ufficiale: il Superbonus 110% non c’è più, cosa accade adesso

In questo caso la testata è assai meno autorevole, ma la clamorosità del titolo è ugualmente capace di trovare proseliti nella comunicazione di massa.

L’articolo riporta una “non notizia”: è noto da mesi che il Governo non ha nessuna intenzione di prorogare o ampliare ulteriormente il Bonus 110 e lo ha ribadito ieri non accogliendo la proposta (a nostro parere del tutto meritevole di favore per il carattere sociale dell’iniziativa) di modificare le condizioni previste per gli IACP eliminando la tagliola del 60% di lavori realizzati al 30 giugno 2023 e prorogando il termine dell’incentivazione alla fine del 2025, esattamente come è previsto per i condomini (meglio se escludendo fino a quella data il décalage stabilito per il 2024 e 2025).

TUTTO QUI. NESSUN MORTO. SOLO DISINFORMAZIONE. E TANTI FERITI.

I DUE VERI PROBLEMI: LA CRISI DI LIQUIDITÀ DEGLI OPERATORI…

I veri problemi generati dalle sconsiderate mosse del Governo degli ultimi mesi sono noti ormai a tutti e sono sostanzialmente due.

Uno è immediato, urgente, gravissimo: la crisi di liquidità degli operatori causata dal clima di caccia alle streghe che Presidenza del CdM, MEF e Agenzia delle entrate hanno alimentato, inducendo le banche a sospendere l’acquisto dei crediti d’imposta e ad avviare una battaglia, che dura da mesi, per ripristinare regole che consentano loro di svuotare i cassetti fiscali e di continuare a intermediare.

La crisi di liquidità si sta facendo ogni mese più grave e rischia di travolgere decine di migliaia di operatori e centinaia di migliaia di lavoratori dell’edilizia e dell’indotto, oltre a un numero imprecisato di famiglie che hanno commissionato lavori ora bloccati, e che potrebbero essere chiamate a rispondere del mancato completamento e del conseguente salto di classe energetica. Paradossale, perché la causa della sospensione dei lavori sarebbe l’effetto collaterale di una legge finalizzata a evitare le frodi!

Finalmente, grazie anche a un appello sottoscritto dalla filiera delle costruzioni, il problema è giunto al Parlamento, che sta affannosamente cercando soluzioni efficaci con una Risoluzione approvata all’unanimità dalla 10^ Commissione permanente del Senato e con vari emendamenti alla legge di conversione del Decreto Aiuti che dovrà essere varata entro il 16 luglio 2022.

In particolare, l’emendamento 14.63, presentato identico da tutti i partiti, propone di ampliare la platea dei destinatari delle cessioni a valle degli intermediari finanziari, oggi limitata ai “clienti professionali” (ovvero le grandissime imprese), anche a tutte le società che redigono il bilancio in forma abbreviata, che sono moltissime. Questo potrebbe consentire alle banche di trovare più agevolmente clienti interessati all’acquisto dei crediti d’imposta. Tuttavia, come ho fatto osservare, la recente Circolare 23/E dell’Agenzia delle Entrate ha precisato che “ciascun cessionario deve sempre valutare, al momento dell’utilizzo in compensazione dei crediti fiscali acquisiti, di aver preventivamente operato con la necessaria diligenza all’atto dell’acquisto del credito” e che “la verifica circa la responsabilità in solido del singolo cessionario deve essere condotta, caso per caso, valutando il grado di diligenza effettivamente esercitato che, nel caso di operatori professionali, quali ad esempio i soggetti ricompresi nell’ambito applicativo del decreto legislativo n. 231 del 2007, deve essere particolarmente elevato e qualificato”.

Nonostante una fonte attendibile ci abbia assicurato che l’intenzione dell’Agenzia delle entrate fosse quella di rassicurare gli intermediari finanziari, escludendo di fatto la responsabilità solidale dei loro cessionari “non professionali”, queste precisazioni hanno contribuito ad allarmare ulteriormente le banche (almeno quelle con cui abbiamo avuto modo di commentare). La nota diramata dal presidente di ABI Antonio Patuelli è abbastanza esplicita.

Dubitando che l’esclusione esplicita della responsabilità solidale dei cessionari (che contribuirebbe a rassicurarli efficacemente) sarà mai accettata dal MEF, è stata fatta pervenire al direttore Ruffini dell’Agenzia delle entrate una richiesta di immediato chiarimento a mezzo FAQ, e saranno valutate modifiche all’emendamento che consentano di fugare i dubbi degli intermediari e di riattivare effettivamente la circolazione dei crediti.

L’altra soluzione, quella della permuta con BTP decennali, che avrebbe risolto definitivamente il problema dello smaltimento dei cassetti fiscali, con vari vantaggi per tutti, è stata cassata (ipotizzo dalla Ragioneria dello stato) per il discutibile motivo che “potrebbe essere bollata da Eurostat come fonte di aumento del debito pubblico”. Come se i titoli di Stato normalmente emessi (9 miliardi di BTP collocati solo la scorsa settimana) non lo facessero…

Nel frattempo, stiamo assistendo a un incredibile aumento dei costi di attualizzazione richiesti dalle banche: una di loro (di cui non citerò il nome per non mettermi in ulteriore difficoltà!) mi ha appena fatto pervenire la seguente comunicazione:

Buongiorno,

come da oggetto, vi scrivo la presente per informarvi che … ha identificato un nuovo prezzo di acquisto per quanto concerne i crediti fiscali. Nel dettaglio:

  • 86,36% del valore nominale del credito per SUPERBONUS 110% (corrispondente a: 95%)
  • 75% del valore nominale del credito per i bonus diversi dal 110%

Rimango a vs. disposizione per ogni dubbio, chiarimento e necessità.

Cordialmente.

Bene: 95 su 110 per un’attualizzazione di 4 anni corrisponde a un tasso di interesse annuo del 7% circa. Non è usura, ma sicuramente nemmeno un contributo alla soluzione dei problemi del Paese da parte di chi, inaspettatamente, si è trovato al centro di una montagna di miliardi.

Con ciò avvalorando le tesi complottistiche che stanno girando sulla rete.

… E LA CRISI DI CREDIBILITÀ DEGLI INCENTIVI

L’altro problema è futuro e ancora più grave: la crisi di credibilità degli incentivi sta mettendo a repentaglio l’avvio della transizione ecologica del patrimonio immobiliare di cui, tra errori di valutazione, eccessi e omissioni, abbiamo avuto un assaggio grazie al Bonus 110.

La continua incertezza normativa, la guida spericolata dell’Esecutivo tra proroghe, frenate e riprese sta facendo perdere la fiducia alla gente sull’affidabilità dello Stato e sta causando un danno di immagine che ci porteremo dietro a lungo, a prescindere dalle percentuali future di incentivazione e dalle altre condizioni che saranno fissate dalle regole che verranno.

Possiamo immaginare che, alla fine, l’Esecutivo accetterà un compromesso capace di limitare in qualche misura i danni alle imprese e di comprimere il più possibile la domanda futura di interventi, scaricando sul prossimo Governo la responsabilità delle scelte per il futuro.

Se c’è una cosa certa, è che senza strumenti di incentivazione efficaci non succederà nulla, e i piani di decarbonizzazione (al 2050) e di riduzione delle emissioni “Fit for 55” (al 2030) resteranno lettera morta.

E se c’è un’altra cosa certa, è che l’efficacia del Bonus 110 è stata causata, più che dalla percentuale (riducibile), dalla facoltà di cessione veloce. Infatti, rimossa questa, il sistema si è bloccato. Questo è lo snodo da cui dipende la prosecuzione o l’aborto della transizione ecologica, di cui ancora quasi nessuno parla.

Se davvero l’attuale Esecutivo è interessato alle sorti del Paese, dovrebbe agevolare il dibattito sulle caratteristiche che dovrebbe avere il meccanismo futuro di incentivazione per essere contemporaneamente sostenibile ed efficace. Ma per fare questo occorre conoscere i dati: quelli sul vero costo degli incentivi per il bilancio pubblico e quelli tecnici, relativi all’utilizzo del Superbonus.

Con cadenza mensile l’ENEA pubblica i dati sull’utilizzo complessivo del Bonus 110. Si tratta di dati interessanti ma fortemente incompleti, che non consentono di apprezzare l’effettivo impatto del provvedimento su piani diversi da quello economico. Di conseguenza servono a poco o a nulla, se non ad alimentare l’allarme riguardo alla dimensione assunta dal fenomeno e alla sua sostenibilità per il bilancio pubblico.

I dati più interessanti invece sono divulgati solo annualmente e in forma sintetica (gli ultimi, pubblicati nel RAEE 2021, sono aggiornati a settembre 2021). Si tratta di dati, contenuti nelle asseverazioni fornite all’ENEA, utilissimi per giudicare se le risorse investite (investite, non spese) sono impiegate bene o male

Si tratta di un patrimonio di dati ottenuto con risorse pubbliche che potrebbe essere offerto alla ricerca universitaria. Per quanto ne so, questa sarebbe ben lieta di offrire le proprie competenze all’elaborazione di contributi utili per disegnare il migliore futuro per il Paese.

Virginio Trivella – Coordinatore del comitato tecnico e scientifico di Rete IRENE.

13 pensieri su “IL BONUS 110 È MORTO? FACCIAMO CHIAREZZA

  1. Rolando dice:

    Chiarezza ineccepibile e valide considerazioni, che purtroppo ci fanno comprendere quanta poca professionalità ci sia nel gestire la cosa pubblica.

  2. Laurent dice:

    Tutto vero ma resta il fatto che gli incentivi sono la droga del mercato. La crisi di un settore è direttamente proporzionale agli incentivi nel periodo precedente, legge confermata da innumerevoli esperienze passate.
    La cifra 110 poi è un assurdo in se: insostenibile e deresponsabilizzante. Ha fatto sprecare cifre ingenti per interventi inutili, e questo è un danno vero.
    Da salvare invece la cessione del credito collegata ad un incentivo strutturale moderato.

  3. Andrea Franchi dice:

    I dati ENEA inoltre tracciano solo i dati del superbonus eco. Le fonti giornalistiche non si sono rese conto che esiste anche il superbonus sisma? Quindi siamo ben oltre i 33,7 miliardi.
    Possibile che il governo non ne fosse a conoscenza mentre scriveva il decreto Aiuti che diventerà legge il 16/7?
    C’e’ una grande cattiva informazione finalizzata a dissuadere le persone, le imprese a percorrere l’ammodernamento del pratimonio immobiliare che è responsabile del 30% dei consumi energetici.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *