FOCUS SUI RIVESTIMENTI DEL CAPPOTTO TERMICO

FOCUS SUI RIVESTIMENTI DEL CAPPOTTO TERMICO

L’evoluzione tecnologica e gli studi svolti negli anni hanno permesso di ottenere rivestimenti del cappotto termico per ogni esigenza progettuale ed estetica. Queste nuove finiture che rispondono con forme e colori alle richieste più variabili, non rappresentano esclusivamente la fine del vecchio concetto che limita la creatività di chi deve coibentare un edificio, ma sono degli elementi tecnologici protettivi degli agenti atmosferici che resistono alla formazione di muffe e alghe.

Innanzitutto distinguiamo due famiglie di finitura

Gruppo dei rivestimenti “Continui

  • Rivestimenti RPC (Riv. Plastici Continui) caratterizzati da leganti organici e formulati con o senza additivi che conferiscono proprietà di autopulizia superficiale 
  • Rivestimenti minerali in polvere o in pasta 
  • Rivestimenti prodotti con cosiddetti “Pigmenti Freddi”
  • Rivestimenti design 
  • Pitture uniformanti e protettive da applicare sulle superfici dei rivestimenti di cui sopra per ottenere la massima uniformità e resistenza agli agenti inquinanti ed atmosferici in genere

Gruppo dei rivestimenti “modulari”

  • Rivestimenti modulari in listelli sottili di cotto o tipo cotto 
  • Rivestimenti modulari in clinker 
  • Rivestimenti modulari in gres dalle varie finiture lisce o strutturate 
  • Rivestimenti di tipo lapideo 

RIVESTIMENTI “CONTINUI”

Ripeto ciò che è stato detto nella prima uscita di queste mie note, quanto sembra lontano il tempo in cui si diceva:

“Su cappotto solo rivestimenti continui di spessore non inferiore a mm.1,5 e di colore chiaro !!!

Questa affermazione è ancora assolutamente valida tant’è che nelle citate UNI/TR 11715 si legge: “Si consiglia uno spessore minimo dello strato di finitura ≥ 1,5 mm con struttura piena ≥ 2 mm con struttura rigata. Lo spessore minimo dei rivestimenti del cappotto termico finale (intonaco di finitura) serve a garantire la sufficiente protezione degli agenti atmosferici, e a contribuire alla resistenze meccaniche superficiali, integrando l’intonaco di base.”

“Per Sistemi ETICS si consiglia un valore IR superiore al 20% riferito agli intonaci di rivestimento o alle eventuali pitture protettive. In caso di IR inferiore al 20% è necessario affidarsi a Sistemi garantiti dal produttore”

Quindi una prima osservazione:

  1. Il rivestimento che si deve adottare su Cappotto non deve essere di spessore inferiore a 1,5 mm, e se questo vincolo sembra essere troppo “rustico”, per ottenere una finitura più fine si devono fare applicazioni sovrapposte al fine di avere comunque uno spessore minimo di 1,5 mm.

Una seconda osservazione:

  1. Il rivestimento che si va ad applicare deve essere di colore “CHIARO” con IR superiore al 20% 

SALVO: (ecco una prima importante novità e straordinaria arma progettuale)

indicazioni da parte del Produttore del sistema che consente di adottare anche colori scuri se indicati IDONEI dal Produttore stesso 

E qui si apre una gamma di soluzioni sia sul “pacchetto cappotto”idoneo per colori scuri, sia per colori scuri formulati con particolari pigmenti detti COOL PIGMENTS ossia pigmenti freddi o pigmenti ad elevata riflettenza

La volontà di soddisfare le esigenze dei Progettisti che hanno richiesto la possibilità di impiegare colori in facciata di sempre più spiccata tonalità, ha portato alla ricerca di soluzioni che consentissero l’impiego di “pacchetti-Kit” cappotto studiati per essere rivestiti con finiture dai colori sempre più vivaci.

Le strade percorse dai produttori sono state quelle 

  1. rendere gli strati di finitura (rasatura armata e rivestimento) più resistenti sia meccanicamente che chimicamente alle variazioni anche repentine di temperatura 
  2. adottare rivestimenti formulati con nuove tipologie di pigmenti – i cosiddetti PIGMENTI FREDDI – per ridurre le temperature superficiali e di conseguenza l’invecchiamento e lo stress degli strati di finitura 

Per dare un’idea delle temperature superficiali che si manifestano sui rivestimenti del cappotto termico, in funzione del grado di riflessione del rivestimento, riporto alcuni grafici che si riferiscono alla temperatura superficiale di un cappotto applicato alla parete ovest di un edificio .

Temperature rivestimenti del cappotto termico
grado di riflessione del rivestimento
grado di riflessione del rivestimento

Come si vede l’impiego di “pigmenti freddi” riduce in modo sensibile la temperatura esterna della “crosta del cappotto”(quella parte del sistema costituita da rasatura armata e finitura) trattata con rivestimenti SCURI avvicinandola ai valori di temperatura caratteristici di rivestimenti chiari .

Il colore chiaro quale vincolo alla creatività estetica non esiste più, permane il requisito necessario di applicazione di un rivestimento con IR > del 20÷25% facendo esplicito riferimento a quanto indicato dal produttore del sistema adottato.

Due aspetti fondamentali riguardano:

  • la proliferazione di ALGHE E MUFFE sulle pareti con cappotto rivolte a Nord 
  • la possibilità di adottare RIVESTIMENTI O TRATTAMENTI supplementari finali cosiddetti AUTOPULENTI 

Vediamo, se possibile, di fare chiarezza sul fenomeno muffe/alghe sulle superfici di facciata oggetto da anni di approfonditi studi rivolti alla soluzione di questa patologia.

muffe e alghe sulle facciate

Come si vede – ed è ben evidenziato dalle foto – la causa scatenante il fenomeno è da ricercarsi unicamente nel fatto che su una superficie “fredda”, ossia rivolta a NORD, che non riceve nel periodo invernale il calore necessario per asciugare l’umidità depositatasi nelle ore notturne, si creano le condizioni ideali per l’attecchimento di muffe/alghe INDIPENDENTEMENTE dal tipo e dalla natura della finitura superficiale. 

E’ altrettanto ben evidente che in corrispondenza dei ponti termici non corretti (ossia non isolati) il calore prodotto all’interno riesce, passando verso l’esterno, ad asciugare quelle parti di parete che una volta asciugate non hanno le condizioni per far proliferare alghe e muffe

Quanto sopra vale anche per accumulo di sporco sulle superfici umide.

Nell’esempio fotografico riportato di seguito sono visibili la differenza delle pareti in base alla natura della loro esposizione rispetto ai punti cardinali: la facciata rivolta ad Est non presenta fenomeni di muffa, mentre in quella esposta a Nord la muffa disegna dei rettangoli corrispondenti ai pannelli di isolamento.

Muffe sui rivestimenti del cappotto termico

Premesso quanto sopra, certamente le “croste esterne” sono particolarmente attaccabili in particolare sulle pareti rivolte a Nord.

Per loro “costituzione” i cappotti hanno “croste“ che non ricevono (se non in minima parte ) calore dall’interno e le loro finiture sono UNIFORMEMENTE “fredde e umide” (in particolare sulle pareti Nord in periodo invernale ove il sole non batte mai) – i sistemi a cappotto svolgono perfettamente la loro funzione di ridurre le dispersioni di calore anche laddove l’involucro presentava Ponti Termici prima dell’applicazione del sistema isolante.

Ed è su queste superfici umide che si depositano spore e polveri che inducono la formazione di alghe e muffe.

Tale fenomeno è ben noto e risolto da molti anni da parte dei maggiori produttori di sistemi che formulano i propri rivestimenti del cappotto termico in modo da renderlo il più possibile “immune” dall’attacco algale (alghe-resistenti) o adottando trattamenti superficiali di tipo “autopulente”.

Non solo ma da anni esistono Istituti qualificati in Europa che si occupano di ricerca, studio approfondito, sviluppo, assistenza tecnica e certificazioni in merito alle soluzioni tecnologiche per evitare il formarsi di muffe e alghe sulle superfici esterne dei cappotti in generale e ad essi si rivolgono i più qualificati produttori per ottenere certezze e qualità tecniche dei propri rivestimenti.

Quanto sopra in assoluta attenzione alla sostenibilità dei prodotti di finitura e nel rispetto delle normative vigenti in materia di protezione dell’ambiente.

In considerazione della crescita e diffusione dei sistemi di isolamento a cappotto è evidente che va posta una particolare attenzione all’impiego di sistemi che assicurino positivi risultati nell’abbattimento di queste patologie superficiali.

Un invito pertanto ai Professionisti affinché si sincerino che i sistemi adottati nei propri cantieri (con particolare attenzione se ubicati in zone “verdi”) siano idonei alla resistenza all’attacco delle alghe.

Due parole sui cosiddetti RIVESTIMENTI o TRATTAMENTI AUTOPULENTI 

Esistono rivestimenti a spessore o pitture protettive applicate “a finire” sul rivestimento a spessore che hanno caratteristiche spiccate di idrorepellenza e che quindi facilitano l’asportazione dello sporco che si deposita sui rivestimenti quando investiti da acqua meteorica .

Questi rivestimenti e le pitture protettive di medesima natura chimica hanno effetti molto soddisfacenti nel mantenere pulite le superfici degli involucri su cui vengono applicati.

Non desidero soffermarmi su rivestimenti o pitture fotocatalitiche per esterno in quanto non ho raccolto sufficienti notizie e dati sulla loro reale efficacia.

CONSIDERAZIONI FINALI SUI RIVESTIMENTI CONTINUI 

Oggi si possono reperire finiture dai colori più’ vari e dalle strutture particolari – il colore e la struttura del rivestimento sono tanto importanti per la qualità architettonica e realizzativa di un intervento quanto le sue prestazioni tecniche.

Le possibilità sono molteplici e rispondono a tutte le esigenze estetiche ed architettoniche: bianco, colorato, liscio, ruvido o con bugne, dall’aspetto di pietra naturale, ecc. La scelta dei rivestimenti è sempre più ampia quanto diffuso è l’impiego del cappotto .

rivestimenti del cappotto termico modulari

Rivestimenti del cappotto termico di tipo modulare 

Sempre nell’ottica di soddisfare le esigenze dei Professionisti e non vincolare le loro scelte a soluzioni “semplici”, negli ultimi 20 anni si sono sviluppati sistemi a cappotto (a partire dalla Germania) con rivestimenti modulari di varia natura e forma.

l clinker è stato per decenni prodotto sia come piastrelle da pavimentazione sia come rivestimento di facciata in vari formati. In quest’ultima funzione ha caratterizzato l’architettura milanese a cavallo della seconda guerra mondiale per caratterizzare i prospetti degli edifici residenziali da architetti come Luigi Caccia DominioniIgnazio GardellaGiancarlo De Carlo ed i più recenti Roberto Gabetti e Renzo Piano.

In sintesi intervenire su edifici rivestiti in clinker togliendo la possibilità di rifare il rivestimento esterno ancora in clinker, avrebbe in molti casi frenato lo sviluppo del cappotto e bloccato la possibilità di riqualificare energeticamente molti edifici .

Analogo discorso vale per il facciavista particolarmente sviluppato in alcune regioni Italiane (Emilia, Lazio -con il nome Cortina – Centro Italia in generale). 

Ecco pertanto la produzione di sistemi a cappotto con finiture identiche all’esistente (Clinker, laterizio in formato da rivestimento) o con finiture simili ma di natura materica differente.

Ciò che va consigliato, così come indicato anche nelle UNI TR 11715 e nel Manuale di Cortexa 

è procedere nella progettazione e nell’esecuzione delle opere in sintonia e collegamento con il produttore del sistema cappotto scelto.

Questi sistemi sono decisamente in evoluzione e più che mai ci si deve affidare al produttore che è tenuto ad esibire la certificazioni di sistema e il suo comportamento al fuoco.

ATTENZIONE – in fase di progetto si deve assolutamente provvedere a

valutare le resistenza meccanica a strappo del supporto

la resistenza e la scelta dei tasselli con prove sul posto e su differenti prospetti

valutare il tipo di rivestimento e le sue caratteristiche 

analizzare le proposte presenti sul mercato e l’esperienza del produttore 

rivestimenti del cappotto termico: Klinker

Grazie alle nuove tecnologie esiste un’ampia gamma di finiture che permettono di personalizzare l’estetica della facciata garantendo le massime prestazioni termiche dell’isolamento e la durabilità del sistema che vanno ben oltre le normali applicazioni di rivestimento.

APPUNTAMENTO A SETTEMBRE PER I PROSSIMI CAPITOLI DELLA  “GUIDA ESSENZIALE SUL CAPPOTTO TERMICO” 

Rileggi i capitoli precedenti:

NOTE DELL’AUTOREIng. Carlo Castoldi – Comitato Tecnico Scientifico di Rete IRENE, è stato membro della Commissione UNI per Cappotto e Pareti Ventilate e della Commissione Tecnica Cortexa (Consorzio per la diffusione della cultura del sistema cappotto).

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